BRUNO CIAPPONI LANDI
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I 50 ANNI DEL GIORNO, Finestra aperta... sabato 2 settembre 2006
IL GIORNO/SONDRIO, sabato 2 settembre 2006 p.2 SONDRIO

In edicola. Finestra aperta sull'Italia che cambiava

SONDRIO - Cinquant’anni or sono Il giorno giungeva in edicola annunciato, anche a Sondrio, da un grande manifesto affisso nei rari tabelloni dei giardini della stazione e nei più numerosi appositi spazi sui muri delle case della città. L’illustrazione presentava, di spalle, un giovane in pigiama, affacciato a una finestra aperta su un panorama iridato. Era l’allegoria del pluralismo di informazioni, del desiderio di notizie nuove e di un rinnovato modo di darle. Sembrava evocare la voglia di notizie più “fresche”, di più vario genere, offerte in modo leggero e a un più vasto pubblico di quello che leggeva allora il giornale. Notizie e argomenti non solo sui grandi temi del momento e su quanto avveniva nelle maggiori città della nazione, ma anche cronaca di vita quotidiana dalle periferie.
Allora Sondrio aveva poche edicole, quella della stazione, quella del Doro in piazza Campello, una forse in via Beccarla e la madre di tutti, quella della vedova Zarucchi nei pressi della Posta, la più fornita e forse anche l’edicola di riferimento per la distribuzione.
Cinquant’anni fa anche il numero delle testate era molto ridotto e con preferenze su base regionale. Per molti il giornale era addirittura uno, per antonomasia, una storica e indiscussa scuola di pensiero a cui fare riferimento per formare le proprie opinioni e per sostenerle autorevolmente nelle discussioni dal barbiere e sembrava che nessuna concorrenza avrebbe potuto reggere alla forza della sua tradizionale radicazione. Comprare e leggere il quotidiano era ancora un privilegio, diciamo pure di classe ed anche una sorta di status simbol. Molti, anche fra i borghesi, lo comperavano solo la domenica. Piccole quote di lettori poi erano legate ai quotidiani di partito ed un cospicuo numero al quotidiano cattolico di Como vicinissimo alla Diocesi.
Certo qualcosa stava cambiando, cinema e radio si stavano facendo strada, ma c’era ancora modo di apparire teste calde e di preoccupare i parenti mostrando troppa attenzione per le vicende della vita sociale; prima di tutto c’erano i doveri, a seconda dell’età e della condizione: studiare o lavorare, e senza grilli per il capo. Per molti comprare il giornale era anche una spesa voluttuaria.
Ne è passato del tempo, oggi le testate in edicola sono tante, forse addirittura troppe, la gente legge di più e l’informazione circola, oltre che per radio, attraverso la televisione, internet e persino telefonini.
Il giorno, nato cinque anni dopo la fine della guerra, ha seguito da allora l’evoluzione della nazione, la sua rinascita, il suo progresso seguendo, giorno dopo giorno, sia le vicende della vita nazionale che quelle della periferia dove ha aperto redazioni, come a Sondrio e costituisce una parte della nostra storia e forse della nostra stessa vita.

B.C.L.




29/09/2006 - 22:11
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