BRUNO CIAPPONI LANDI
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I NOSTRI 50 ANNI. [...] Mario Cotelli si racconta, "Il Giorno" giovedì 5 ottobre 2006, p.3
Titolo completo: Valtellina: primo piano. I nostri 50 anni. L'ex tecnico della Nazionale di sci Mario Cotelli si racconta, giovedì 5 ottobre 2006, p.3

Intervista di Bruno Ciapponi Landi

SONDRIO- Mario Cotelli, nato a Tirano nel 1943, a 25 anni è stato nominato allenatore della squadra B maschile di sci alpino. L’anno dopo è diventato allenatore della Squadra A. Nel 1970, a soli 27 anni, viene promosso Direttore Tecnico delle Squadre Nazionali di sci , attività che lascia nel 1978 con questo palmares: 5 Coppe del Mondo assolute, 5 Coppe Europa assolute, 12 medaglie iridate, 65 vittorie in gare Coppa del Mondo. Oggi è libero professionista nel mondo del Marketing e del turismo nonché Consigliere del Credito Valtellinese e di altre 2 banche del Gruppo oltre che Presidente del Consorzio Turistico di Bormio. La sua vita e la sua stessa carriera hanno proceduto parallelamente a quelle del Giorno, che ha avuto moltissime occasioni di occuparsi di lui in ambito nazionale in quello locale. Inoltre Cotelli ha compiuto qualche escursione nel mondo del giornalismo, commentando molte gare di Coppa del mondo per la TV. Senza dimenticare gli approfondimenti tecnici per varie testate, fra le quali c’è anche Il Giorno.

Come mai un giovane laureando, è diventato tecnico delle squadre nazionali, professione normalmente appannaggio di montanari e maestri di sci?
“Per curare una grave malattia alle vie respiratorie mi era stato prescritto di soggiornare per almeno 3-4 mesi all’anno in montagna. Trascorrevo l’estate nei boschi di Bormio e sulle nevi dello Stelvio, e inverno sulle piste del Vallecetta. Poi le prime gare (nella foto in basso a sinistra è con Gim Mambretti [sic, ma è sstata tagliata le prime vittorie a livello regionale , il diploma di maestro di sci nel 1962 per poter mantenermi agli studi in Bocconi. Nel 1965 ero già direttore della Scuola di Sci di Caspoggio”

Perchè hanno scelto proprio lei come allenatore delle squadre nazionali, nonostante non vantasse un passato di atleta ad alto livello?
”Era stato nominato DT delle squadre nazionali il francese Jean Vuarnet. Un giorno venne a Caspoggio per capire come mai quel paese contasse 6 atleti nelle squadre giovanili di sci. Aall’ora del caffè Jean , che cercava un collaboratore maggiormente indirizzato all’organizzazione ed alla gestione che non alla attività sul campo, mi offrì il posto di allenatore
Da quel momento la Squadra Nazionale di sci, che sino ad allora aveva navigato nelle retrovie, cominciò a comparire ai primi posti delle classifiche sino a diventare la mitica ed indimenticabile Valanga Azzurra. Ho un grande merito: aver trasformato uno sport individuale in uno sport di squadra creando la necessaria concorrenza all’interno del gruppo, ma soprattutto alimentando un grande spirito di appartenenza. Pertanto anche i meno bravi, galvanizzati dalla coabitazione con Thoni, Gros, Plank, riuscivano a dare sempre il massimo ottenendo risultati che atleti di pari valore, ma appartenenti a squadre più deboli, non riuscivano ad esprimere.“

Perché ha concluso anzitempo una grande avventura?
“Me ne sono andato sbattendo la porta per dissapori con la Federazione. Una vera fortuna, perché ho lasciato lo sci a 35 anni, una età in cui è ancora possibile riciclarsi al di fuori dello sport. Si sono aperte nuove opportunità professionali che mi hanno consentito una carriera altrettanto ricca di soddisfazioni, ancor maggiori anche se di minore impatto mediatico, rispetto a quelle avute nello sci.”

Quale valore aggiunto ha derivato dall’avventura nello sci?
Durante la mia gestione ho maturato tre diversi tipi di esperienza che poi ho messo a frutto nella successiva vita professionale. Nel passaggio dal dilettantismo al professionismo ho indagato i rapporti sport-industria con le prime sponsorizzazioni così ho ottenuto una indiscussa professionalità nel marketing. I continui rapporti con la stampa e la necessità di trovare sempre nuove motivazioni a far scrivere o parlare di sci, mi hanno consentito di approfondire i rapporti alla base del mondo mediatico. Dieci anni di grande sci mi hanno permesso di vivere direttamente, in tutti i paesi del mondo, la crescita e lo sviluppo del turismo acquisendo una esperienza che poi ho messo a frutto in molte occasioni. Marketing, giornalismo e turismo hanno rappresentato i temi attorno ai quali si è sviluppata la mia professionalità negli ultimi trent’anni.


La sua vita e la sua carriera hanno proceduto parallelamente a quelle del Giorno che si è occupato di lei per anni come personaggio sportivo e che ora la annovera fra i collaboratori. Ha qualche ricordo signifficativo di questo rapporto?

" Quando ero collaboratore della Doxa, all’nizio anni 60, fui incaricato di effettuare una serie di interviste ai lettori di quotidiani valtellinesi su cosa pensassero del progetto di inserire nel Giorno anche delle pagine locali. Il primo esempio di quotidiano nazionale che dava spazio ai singoli territori. Fu così che Il Giorno divenne ll quotidiano a più larga diffusione in Valtellina superando il Corriere della Sera e anche L'Ordine, quotidiano della Diocesi di Como, che aveva una o due pagine sulla Valtellina"

Quali sono i momenti più significativi ed emozionanti nei diversi settori della sua lunga esperienza?

Nello sci sicuramente porto nel cuore il risultato nel gigante di Berchtesgaden nel 1974, con 5 italiani ai primi 5 posti. Nel mondo bancario la nomina alla Presidenza della Cassa San Giacomo di Caltagirone, fondata da Don Sturzo. Nella comunicazione la collaborazione venticinquennale con le principali emittenti televisive nazionali. Nel turismo la riscoperta del termalismo in Alta Valtellina con il recupero dei Bagni di Bormio.


05/10/2006 - 20:44
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