BRUNO CIAPPONI LANDI
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I 50 ANNI DEL GIORNO, Testimoni. Renzo Fallati, da oltre 30 anni direttore della Civica di Morbegno
Titolo completo: Testimoni. Renzo Fallati, da oltre 30 anni direttore della Civica di Morbegno in Il Giorno/Sondrio. Valtellina: primo piano, giovedì 12 ottobre 2006, p. 3

di Bruno Ciapponi Landi

MORBEGNO - Renzo Fallati è da 32 anni direttore della Biblioteca Civica “Ezio Vanoni” di Morbegno ed è anche il primo bibliotecario assunto con un pubblico concorso da un comune della provincia all’indomani dell’entrata in vigore della legge regionale sulle biblioteche che la neo nata regione Lombardia si diede - prima in Italia - dopo il trasferimento della materia dallo Stato alle Regioni.
Nato a Morbegno nel 1950 da madre morbegnese, trascorre l’infanzia a Rogolo, paese del padre, e a 11 anni entra nel seminario diocesano di S. Abbondio di Como – fucina di sacerdoti ma anche di un buon numero di medici, insegnanti, professionisti - dove l’incontro con l’insegnante di francese don Battista Cossali, sarà decisivo per la scelta di quella lingua nelle sue prospettive di studio. Dopo la maturità liceale a Firenze vince una borsa di studio al Collegio Ghislieri che gli consente l’accesso all’università pavese dove si laurea brillantemente in lingue straniere. Vincitore di una borsa di studio quadriennale di Letteratura francese, che gli aprirebbe le porte della carriera universitaria, quando gli si prospetta la possibilità di partecipare al concorso di bibliotecario a Morbegno, partecipa e lo vince. La scelta di lavoro diventa una scelta di vita. Nell’ambito degli studi approfondisce la conoscenza delle lingue inglese e tedesca con esperienze anche di insegnamento. Sposa una collega e non certo per comodità di scelta, ma per ponderata maturazione di un rapporto fondato sulla condivisione di interessi e valori. Protagonista dello sviluppo bibliotecario provinciale e non lontano dalla pensione, nella “sua” biblioteca ha anche crescere “Il Giorno”.

Cosa la indusse a partecipare al concorso per bibliotecario e lasciare l’università?

“Dapprima la possibilità di un lavoro interessante vicino alla famiglia, poi le pressanti quanto amabili insistenze della professoressa Virginia Vanoni che aveva determinato la nascita della biblioteca dirottando i fondi che la D.C. nazionale aveva stanziato per l’erezione di un monumento a Morbegno al suo grande fratello Ezio.”

Come vede il panorama bibliotecario provinciale alla luce della u ultrat della biblioteca di Morbegno?

“Quando iniziammo non si potevano neppure immaginare lo sviluppo a cui si è arrivati. Oggi c’è una rete bibliotecaria che assicura ai cittadini una molteplicità di servizi, 300.000 fra libri, Cd, Dvd tutti reperibili in Valle, la possibilità di consultare i cataloghi in rete via internet, una serie di figure professionali di alta specializzazione.”

Siamo dunque in un Eden bibliotecario?

“Naturalmente no, ma i passi fatti sono stati moltissimi.E’ giusto prenderne atto e anche riconoscere lavoro e impegno di quanti hanno vi hanno concorso dagli amministratori ai funzionari succedutisi nei vari incarichi, e non posso dimenticare qui il determinante e appassionato lavoro della responsabile dell’ufficio provinciale biblioteche dottoressa Gloria Busi. Adesso che mi posso guardare indietro riconosco che la professione di bibliotecario è impegnativa. Richiede un aggiornamento quotidiano a tutto campo: bisogna informarsi sui libri pubblicati nei diversi campi del sapere, decidere quali Cd di musica classica o quali Dvd acquistare, ecc. E’ una professione che non permette un eventuale doppio lavoro, non ti permette mai, come impegno intellettuale di timbrare il cartellino. Non mi sono annoiato un solo minuto in questi trent’anni.”


Quale il suo rapporto con gli amministratori?

“E’ sempre stato franco e produttivo con tutti. Certo alcuni rapporti sono stati particolarmente significativi, come quello con la prof. Virginia Vanoni o con l’avvocato Gian Maria Villa che fu il mio primo assessore, purtroppo prematuramente scomparso. E anche con l’attuale, il prof. Gianfranco Peyronel, con il quale ho realizzato alcune importanti iniziative.”


Che iniziativa ricorda in particolare?

“Certamente la pubblicazione della prima edizione italiana del libro “Al di là del ponte” di Regina Zimet, il diario della bambina ebrea la cui famiglia si salvò grazie all’ospitalità di Giovanni e Mariangela Della Nave a S. Bello. A seguito di lusinghiere recensioni uscite sulla Stampa di Torino e sul Sole 24 ore ebbe poi una seconda edizione a cura di un editore di rilievo nazionale. Ancora i due libri fotografici su Morbegno, che mi hanno permesso di intrattenere rapporti con tantissima gente interessata a condividere ricordi e, ancor prima, la pubblicazione dell’esaustivo saggio di Piergiuseppe Magoni su Guglielmo Felice Damiani. E poi, per più di trent’anni ho cercato di promuovere la pubblica lettura. Se Marcel Pagnol è l’autore più letto tra quelli presenti nella Biblioteca di Morbegno, una ragione ci sarà pure.
Naturalmente nessun trionfalismo. Il mio sogno resta quello di aprire la biblioteca tutti i giorni, domenica compresa, dalle 8.30 alle 23.00. Ma questo per ora resta solo un sogno.
Se poi devo ricordare qualche attività con più piacere e soddisfazione ne scelgo poche tra molte: i viaggi culturali della biblioteca (soltanto a Innsbruck la biblioteca di Morbegno abbiamo portato un migliaio di persone) e le visite guidate a Morbegno, con la creazione del Gruppo Le Nevi un Tempo che oggi ha venti componenti. Una delle regole che ho cercato di seguire in tutto il corso della mia vita è stata quella di non prendermi mai troppo sul serio. Mi permetto di suggerirla, sottovoce, a molti che lavorano nel mondo intellettuale.”

In biblioteca c’è sempre stato il giorno, quale il suo rapporto con il giornale?

“Un settore certamente importante è costituito dai giornali. Fin dagli inizi ho cercato di fornire al meglio questo servizio e di migliorarlo negli anni. Oggi gli utenti interessati sono veramente molti. Ogni mattina mettiamo a disposizione ben undici quotidiani. Il Giorno è stato a lungo uno dei pochi quotidiani nazionali a larga diffusione locale ed è stato il primo a disporre di una redazione provinciale. E’ stato anche il giornale che ha parlato di più della biblioteca e delle sue attività con una vita parallela, alla mia e alla mia professione. Una circostanza che non può lasciare indifferenti.”





12/10/2006 - 14:19
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