BRUNO CIAPPONI LANDI
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2013 - Edicola
 
Indimenticabile antidiva. Ricordi della Melato a Sondrio., CIAPPONI LANDI Bruno, intervista di Clara Castoldi, , 2013, p.
 
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Pittrice ma in segreto. Le sue tele ora in mostra, , CIAPPONI LANDI Bruno, intervista di Clara Castoldi, , 2013, p.
 
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Cinque formelle collocate in Municipio, in "Il Tiranese senza confini", aprile 2013, p.5, CIAPPONI LANDI Bruno, Tipografia Menghini, Poschiavo Svizzera 2013, p.
 
   
 
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Una piccola storia curiosa...Quella statuina di Nicolà Rusca "Il settimanale della Diocesi di Como" 27.4.2013, Gualteroni Milly, Diocesi di Como, Como 2013, p.
 
   
 
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Sui giudizi storici stiamo molto attenti in "La provincia di Sondrio" 13.9.2013, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2013, p.
 
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L'intervento dell'amico Ettore Leali sul giornale di ieri mi ha indotto a fare qualche considerazione sulla storia e sulla storiografia, sulla necessità di distinguerle e sulla prudenza altrettanto necessaria quando si parla di un periodo complesso come l'ultima guerra e delle scelte che molti hanno dovuto fare incalzati dalle circostanze e spesso "al buio". Altro era rifugiarsi in montagna per un grosino che vi aveva sempre vissuto parte dell'anno e che vi cerca rifugio sapendosi protetto dalla solidarietà paesana, dai partigiani e dall'AEM, altro era scegliere con chi stare, a 18 anni o giù di lì, a Cremona e finire con l'aderire alla RSI, magari convinti di fare il bene della Patria. Ricordo l'adesione alla RSI di uno dei rari superstiti dell'eccidio di Cefalonia (e che in quel frangente era diventato completamente albino) che in campo di concentramento in Germania aderì alla RSI per tornare da suo padre; so di adesioni, suggerite anche dalla stessa Resistenza, per tornate a casa e aggregarsi alle formazioni partigiane; ricordo gente convinta quanto mai che era eroico lottare a fianco dei Tedeschi e per contro conosco la storia di tante persone che avevano aderito al fascismo, ma che di fronte alla scelta fra il governo legittimo del re e il collaborazionismo con l'occupante nazi-fascista non vi aderì. Sapere con chi si doveva stare, a cose fatte e a vicende concluse, è certo più facile. E così anche giudicare oggi scelte fatte allora, senza informazioni o con informazioni falsate, sotto minacce incrociate, nel disorientamento seguito all'8 settembre, vedendo andare allegramente a farsi benedire nel fuggi fuggi generale i principi in cui ti avevano cresciuto e che sono obiettivamente il fondamento organizzativo degli eserciti. Doveva essere difficile per un milanese normale guardare con simpatia gli anglo-americani che bombardavano la città e scegliere senza alcun dubbio che erano loro quei liberatori (che poi si sarebbero in realtà dimostrati). Oggi è chiaro a tutti (salvo che a qualche isolato irriducibile) che c'era un governo legittimo (per debole e da compromesso che fosse) col quale c'era il dovere di stare, ed un governo fantoccio imposto e sorretto dall'occupante tedesco; che c'erano i campi di sterminio; che si era inutilmente immolato un intero esercito nella steppa Russa; che la figura di Mussolini era stata mitizzata e le sue qualità enfatizzate (al di là della positività di una politica sociale efficace e di quanto altro gli aveva apportato il consenso del paese). Io credo che una cosa sia certa, con un contesto come quello, non si possono dare giudizi sommari (positivi o negativi che siano) ma si deve valutare caso per caso. Concludo con una precisazione metodologica: una cosa è "la storia", cioè il dipanarsi delle vicende che accadono realmente e modificano i nostri giorni terreni e altra cosa è la storiografia che è invece la narrazione delle vicende. La prima è inalterabile, perché ciò che accade accade, la seconda è certamente alterabile (c'è persino chi sostiene che non ci furono i campi di sterminio che proprio il nazismo documentò con puntualità teutonica). Poi è vero che la storiografia la fa sempre il vincitore, ma alla lunga, a bocce ferme, gli esiti reali della storia e i limiti della storiografia emergono. Chi non ricorda il giudizio sommario e ingeneroso riservato alla morente Democrazia Cristiana? Oggi sono in molti ad avere un giudizio più pacato e aderente alla realtà. Cautela e precisione quindi sono una regola aurea, soprattutto parlando di un momento storico dilaniante che ha visto i fratelli lottare in campi opposti nei quali, per "civile" o no che possa essere definita la guerra interna alla Patria, i fratelli hanno ucciso i fratelli (per inevitabile che ciò possa essere stato). Io non ho più dubbi su chi era nel giusto fra le due parti in cui venne divisa l'Italia e sulla illegalità del fascismo collaborazionista, ma quando il giudizio riguarda le singole persone non può essere sommario e scontato. Al contrario deve essere personalizzato caso per caso valutando le diversità delle circostanze. Bruno Ciapponi Landi Vicepresidente della Società Storica Valtellinese
 

L'iniziativa e i suoi scopi, in , CIAPPONI LANDI Bruno [non firmato], Museo Etnografico Tiranese, Sondrio 2013, p. 1-2
 
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