BRUNO CIAPPONI LANDI
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PUBBLICAZIONI E PRESENTAZIONI

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1982 - Pubblicazioni
 
Wanda Guanella Gschwind, in Wanda Guanella Gschwind “da un ritratto di Moravia alla mostra di Guttuso il 13.6.1982", Ciapponi Landi Bruno, Laboratorio calcografico “Alla Folla” di Madonna di Tirano, Sondrio 1982, p.
 
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Collocazione del trittico di Elio Pelizzatti nella chiesa di S. Maria Perlongo di Montagna, Ciapponi [Landi] Bruno (a cura), Parrocchia arcipretale di San Giorgio di Montagna in Valtellina, Sondrio 1982, p. 25
 
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1982 - Presentazioni
 
[Cartella d'arte di Elio Pelizzatti 1], Ciapponi Landi Bruno, Parrocchia arcipretale di San Giorgio di Montagna in Valtellina, Sondrio 1982, p.
 
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4 baite di Elio Pelizzatti, Ciapponi Landi Bruno, , 1982, p.
 
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Testo accompagnatorio della cartella con 4 stampe calcografiche Che cosa dire di queste accurate e preziose incisioni uscite ora dal torchio sondriese di Elio Pelizzatti? Che egli è bravo in questa tecnica a cui si è particolarmente dedicato negli ultimi anni e che gli è così congeniale? Non sarebbe una novità per chi lo conosce e agli altri basterebbe guardarle per giungere alle stesse conclusioni. Dire, allora, dei rapporti di questi suoi prodotti con il filone artistico al quale si riconducono? E’ un terreno a me improprio, poco allettante e, infine, anche un po’ scontato. Dirò allora a mio modo di questi scorci valtellinesi di Pelizzatti. Essi mi paiono “fedeli”. Fedeli non solo alla forma di questi così familiari soggetti, ma anche (e soprattutto) a quello che – abusando del termine – potremmo definire il loro spirito. Pelizzatti ha infatti reso con fedeltà non solo l’aspetto esteriore di queste baite (quasi degli archetipi, con la vigna, gli alberi, i ballatoi) , ma anche l’atmosfera carica di vicende del passato, di vissuto, di quanto cioè costituisce, a mio parere, il loro fascino più autentico. E direi che non ha ceduto alla facile tentazione nostalgica a cui spesso è indotto chi si cimenta con questi soggetti, quasi volesse rispettare una sorta di dignità che pare emanare da questi vecchi muri. Così facendo Pelizzatti è riuscito a sintetizzare in queste impronte tutta la bellezza dei suoi soggetti. Sia quella che coglie chiunque abbia occasione di imbattersi in qualcuno di essi ai margini di un bosco o dietro l’angolo di una delle moltissime strade delle nostre valli, sia la bellezza che si coglie quando un particolare stato d’animo consente di guardare oltre l’oggettiva visione. In queste baite Pelizzatti mi pare sia riuscito a trasporre la magia che circonda e soffonde un po’ tutto quanto è coniugabile al passato e che spesso emana dai segni stessi che il tempo e gli elementi vanno inferendo a questi vecchi edifici, nei quali pare essere rimasto qualche cosa delle vicende di coloro che, nel corso di generazioni li hanno abitati, posseduti o semplicemente sono entrati in contatto con essi. È così che l’uomo non è assente – benché non raffigurato – nella porzione di mondo considerata in ciascuna di queste visioni valtellinesi di Elio Pelizzatti. Sondrio, 1° febbraio 1982 Bruno Ciapponi [Landi]
 



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