BRUNO CIAPPONI LANDI
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2018 - Pubblicazioni
 
Un'alta onda sonora. La stele mai uguale, in "La provincia settimanale" 14.04.2018, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Il centenario: due sacerdoti attivi nella Resistenza in "Centro valle" e in "La provincia settimanale" 21.04.2018, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Speciale manifestazione provinciale. 73░ della Liberazione Sondrio 25 Aprile 2018, inserto in "Centro valle" e "La provincia settimanale" 21.04.2018, CIAPPONI LANDI Bruno e Fausta MESSA [a cura], , 2018, p.

Il ricordo. SensibilitÓ umana ed artistica. Addio a Lydia Silvestri in "La provincia" 21.01.2018, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Il geniale tramite tra la realtÓ locale e il mondo dell'arte. Addio a Lydia SIlvestri ... in , CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Che bello, questa volta ho sbagliato previsione in , CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Ricordi di via Fracaiolo in "i Regi¨r de Valtelina" n.1 - gennaio 2018, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Enorme acume, enorme umanitÓ, don Giuseppe Carozzi ...in "La provincia" sett. 24 marzo 2018, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Commento. Bettini, il libro sul Rosselli e quel "processo" da evitare, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Villa di Tirano. Motta in festa per don Armando, prete da 55 anni, in "Il settimanale della diocesi" del 22.3.2018 p. 29, BCL [CIAPPONI LANDI Bruno], , 2018, p.
 
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Il centenario: due sacerdoti attivi nella Resistenza in "Centro valle" e in "La provincia settimanale" 21.04.2018, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.

Camillo De Piaz frate dei Servi di Maria 1918-2010 nel centenario della nascita, CIAPPONI LANDI Bruno, , Sondrio 2018, p. 6

Quando Sondrio mi era sembrata la cittÓ delle suore in , CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Il regista scomparso e l'amicizia con padre Camillo De Piaz. "Io 'servo di scena' per Olmi. Ogni volta un vero orgoglio" in "La provincia" 9.5.2018, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Notizie varie, da p.353 a p.356 in , bcl [CIAPPONI LANDI Bruno], , 2018, p.
 
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Gli ZapŔi d' Avriga, la secolare via di comunicazione Valtellina-Valcamonica, CIAPPONI LANDI Bruno, a cura, SocietÓ Storica Valtellinese, , Sondrio 2018, p. 4
 
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Donne in armi legate alla valle in , CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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[Angelo] Saraceno un grande manager dimenticato in "L'Ordine", 26 agosto 2018 p.3., CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Avversari e non nemici. Quello era fare politica [ricordo dell'on. Tarabini] in , CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Il banco lotto di via Cesura e la mia madrina Sandra, in , CIAPPONI LANDI Bruno, , Sondrio 2018, p.
 
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Bruno Ciapponi Landi

Il BANCO LOTTO DI VIA CESURA e la mia madrina Sandra

C’è ancora oggi a Sondrio un Banco Lotto in via Cesura. Non so se ancora si chiami così, ma di certo vi si può ancora giocare al Lotto. Quello della mia infanzia era un piccolo locale, di tre gradini sotto il livello della strada, largo quanto bastava per i tre sportelli che si aprivano sulla parete di legno che separava gli “addetti ai lavori” dai giocatori.

In un angolo, a lato di uno degli sportelli, c’era appeso un sacchetto marrone di tela a in cui era possibile infilare una mano perché l’imbocco era tenuto aperto da un cerchio di metallo celato dall’orlatura. A parte la lunga bacchetta, alla cui sommità era fissato un sacchetto simile, richiamava quello con cui i sagrestani raccoglievano le offerte passando fra i banchi durante la messa. Il sacchetto conteneva 90 tesserine tonde come quelle della tombola. Se non sapevi già i numeri che intendevi giocare, potevi affidarti alla sorte e sceglierli da lì. Era quel tanto di spazio concesso al “magico” che circondava il Lotto di Sondrio. C’era forse anche in consultazione il libro della Smorfia che, riportando il significato dei numeri, permetteva di ricavare dai sogni quelli su cui fare la puntata propizia. I numeri venivano scritti in bellissima calligrafia sulla matrice e ripetuti sulla ricevuta rilasciata. Cambiavano i colori della carta dall’ambo alla cinquina che era la massima puntata. Oltre al Lotto, di cui il banco aveva l’esclusiva, si poteva giocare anche con i fatidici 1, 2, X delle schedine del totocalcio (allora Sisal) e del Totip, riservato alle corse dei cavalli.

       Il primo sportello di sinistra incorniciava il serissimo Luciano Rossi, maturo pronipote del vescovo Miotti, prelato originario di Caspoggio, che era stato direttore al Convitto Nazionale e arciprete a Montagna, poi di Sondrio e infine vescovo di Parma.

       Gli altri due sportelli erano occupati, dalle due sorelle Eva e Lina Fabani, la prima, titolare del banco, era rimasta vedova in giovane età del maestro e segretario comunale Cesare Rampellini; la seconda, maggiore di quattro sorelle, frutto di due diversi matrimoni del padre, aveva dovuto fare da madre alle due sorelle più giovani, rimaste a loro volta orfane.

Eva aveva un tratto meno “popolare” di Lina, faceva meno fatica di lei ad evitare l’uso del dialetto nel rapporto con la clientela e la posizione di sorella maggiore, di Lina, controbilanciava la titolarità del banco dell’altra. A fare le spese della solidarietà fra le due sorelle era il povero Luciano, colpevolmente maschio e terzo fra cotanto senno che appariva una specie di sorvegliato speciale.

          Nelle emergenze - almeno prima del matrimonio – c’era talvolta a dare manforte anche Sandra, figlia di Eva e unica nipote di Lina. Dopo la morte del padre l’avevano allevata insieme e credo che fossero soddisfatte della sua prestanza e dell’istruzione che le avevano dato, che le permetteva di fare l’impiegata in uno dei posti temporanei che il tempo di guerra aveva prodotto. Credo che il padre fosse morto di tisi e certo attorno a Sandra il timore che potesse ammalarsi era avvertibile. Non si ammalò e mori serena in età avanzata.

         A completare la famiglia c’erano anche altre due sorelle, una impiegata alle Forestali, l’altra che gestiva una piccola pensione, con la supervisione piuttosto autoritaria di Lina. La clientela era di tutto rispetto grazie all’elevato numero di impiegati degli uffici pubblici del capoluogo e al rapido susseguirsi dei loro trasferimenti. Lina, che occupava un appartamento sullo stesso piano della sorella Eva in casa Carbonera, nella omonima piazzetta, sconfinava con qualche pensionante anche nella casa di Eva, con la quale condivideva del resto la donna di servizio, e forse la segreta speranza di un buon matrimonio per Sandra. Era un apprezzabile esempio di piccola imprenditorialità casalinga e di solidarietà familiare.

       Lina era la più religiosa ed era dedita a opere di bene. In particolare era il braccio operativo di un commerciante di Sondrio che tramite lei interveniva a sostegno di un paio di gemelli che secondo la voce popolare avrebbe avuto da una domestica. Se ne occupava per un senso di giustizia che stava a metà fra il religioso e la sensibilità laica della Società Operaja di cui era socia di antica data.

          A Sandra, che era la mia madrina di battesimo, sono stato affettuosamente legato dalla nascita. A disturbare un po’ il rapporto con Sandra fu la sua eccessiva precisione che non invogliava a frequentarla e che non deve avere facilitato nemmeno i rapporti con i figliastri, quando si sposò con il vedovo benestante di una cugina. Malgrado le fossero cari, quanto meno, per averli visti nascere, non le riuscì di essere la vicemadre di quei due ragazzi ormai grandi e pronti per il matrimonio. L’impressione è che non avesse un forte senso della maternità. Non però nei miei riguardi, stando alle descrizioni avute delle affettuose attenzioni che mi riservò dal momento in cui mi prese in braccio per prima appena nato, ai miei ricordi delle visite che costantemente mi fece quando fui affidato alla balia nel periodo in cui mia madre fu in sanatorio, ai regali di Natale e di compleanno, mirati a sollevare mia madre, dalle spese maggiori, come le scarpe di cui ero un consumatore inesauribile.

               Una volta cresciuto i rapporti si diradarono, si ridussero agli auguri di Pasqua e Natale, persino con qualche dimenticanza. Nelle tappe cruciali della vita però - dalle malattie della mamma al mio matrimonio – Sandra fu sempre presente, magari lamentando la mia disinvolta dimenticanza di lei, ma c’era, concreta e operativa.

                 Ho saputo della sua morte facendo visita alla tomba dei suoi familiari ai quali si era unita da poco. Qualche rimorso mi è sorto dall’animo, ma ho voluto leggere nella foto che la ritrae serena e sorridente una sorta di assoluzione dalla colpa di averla messa da parte, alla quale cerco di rimediare testimoniando in questo scritto la sua generosità e l’affetto che mi ha portato.

Bruno Ciapponi Landi

 

 


Personaggi da ricordare: Giovanni Battista Merizzi, in "I Regiur de Valtellina" settembre 2018 p.11-12, CIAPPONI LANDI Bruno, a cura, , 2018, p.

L'emigrazione valtellinese e valchiavennasca all'estero nel divenire degli studi e delle ricerche, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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L'emigrazione valtellinese e valchiavennasca all'estero nel divenire degli studi e delle ricerche, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Santucci e De Piaz i cattolici del dissenso, in "L'Ordine", inserto de "La provincia" di domenica 28 ottobre 2018, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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Luigi Santucci nel convento ideale di Davide Turoldo e Camillo De Piaz, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2018, p.
 
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