BRUNO CIAPPONI LANDI
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I 50 ANNI DEL GIORNO, Testimoni: Lorenzo Luzzu, giovedì 21 settembre 2006
IL GIORNO/SONDRIO giovedì 21 settembre 2006 Le nostre iniziative p.4

TESTIMONI Lorenzo Luzzu, 91 anni in allegria
Dalla Sardegna a Bormio il fotoreporter decano dei giornalisti in Valle
di Bruno Ciapponi Landi


BORMIO - Lorenzo Luzzu, iscritto all’Ordine dal 1947, ma già attivo nel mondo della carta stampata dal ‘45, è il decano dei giornalisti della provincia di Sondrio. Di origini sarde, ma nato a Milano, vive a Bormio dal 1969. Quando dice la sua età, 91 anni portati alla grande nessuno gli crede. La voce ferma e giovanile, l’incedere sicuro, unisce una straordinaria memoria a un invidiabile controllo di sé. E’ lui a portare dove vuole l’intervistatore con il garbo della sua sperimentata professionalità. L’attenzione e la rapidità della messa a fuoco di questioni e problemi rivelano l’indole dello sportivo; non a caso cura ancora la pagina del calcio di “Bormio sport”, mensile che ha fondato e diretto per anni a conferma di un passato calcistico e tennistico (tennis tradizionale e da tavolo) e di un presente che lo vede ancora attivo nello sci, disciplina in cui è stato per otto volte campione italiano seniores dei giornalisti sciatori.
Sapevo del suo legame con Il Giorno, di cui è stato lo storico corrispondente dall’alta valle e gli ho chiesto di poterlo intervistare. Ci accordammo per incontrarci in un bar tranquillo che però, al momento dell’incontro trovammo chiuso. Un breve saluto, quindi la decisione risolutiva di andarcene a casa sua. Seguirlo in auto per le vie di Bormio mi ha dato modo di apprezzare anche la sua prudente sicurezza alla guida. Mi riceve nella sua casa un po’ in altura, con splendida vista Magnifica Terra. E’ una mansarda calda e accogliente, adatta alle rievocazioni familiari, fra le quali di lì a poco emergerà l’affettuoso ricordo delle due mogli che si sono succedute al suo fianco.

Quale è stato il suo approccio con Il Giorno?
"Andavo già nella prima sede del Giorno in Via Settala 22, quando ancora ero a Genova dove ho lavorato per un certo periodo. Ricordo bene gli inizi del giornale ed ho anche conosciuto il suo primo storico direttore Baldacci. Una collaborazione ricorrente, anche se occasionale, è iniziata con Angelo Rozzoni, dopo il mio ritorno da Genova a Milano nel 1960. Allora si era al tempo stesso giornalisti e fotografi ed io avevo già una buona esperienza anche di reporter che a Bormio mi è stata utilissima soprattutto nella collaborazione con Il Giorno."

Dunque lei nel primo dopoguerra ha fatto il fotoreporter?
"Quella di giornalista e reporter è stata un’interessante e formativa esperienza professionale condotta a Genova insieme all’amico-avversario Francesco Leoni. Si era concorrenti sempre in competizione, ma al tempo stesso amici, capaci all’occorrenza anche di gesti “cavallereschi” come prestarsi la macchina fotografica, a rischio di vedere poi scegliere la foto dell’altro e non la propria. Allora i reporter non firmavano le fotografie che venivano pubblicate con il nome dell’agenzia che le distribuiva. Io lavoravo per l’Agenzia Publifoto, sia a Genova sia a Milano."

Eravate a caccia di personaggi e anche di situazioni come i paparazzi romani?
"A caccia di personaggi certamente, ma non con il prurito della ricerca della situazione scabrosa. Naturalmente non l’avremmo sprecata se si fosse presentata, ma la nostra era una caccia più nobile..."

Il nome di qualche “preda”?
"Il primato spetta senza dubbio all’ex re d’Inghilterra Edoardo VIII e a sua moglie Wally Simpson che fotografammo a Santa Margherita e Portofino. Erano personaggi da prima pagina. Va sottolineato che a quei tempi bisognava cambiare ad ogni scatto la lampadina del flash e con certe macchine, anche sfilare e sostituire la lastra fotografica. Per fare più di una ripresa c’eravamo organizzati con una scaletta, il fotografo saliva, scattava e scendeva rapidamente per risalire, dopo avere predisposto la macchina per scattare una nuova foto, qualche metro più in là dove il compagno aveva intanto spostato la scala.
Tutto questo prima di venire a Bormio, ma cosa la indusse a diventare bormino?
La decisione di trasferirmi a Bormio da Milano derivò da un’occasione di lavoro allo Stelvio, presso la scuola di sci Pirovano, che oggi si chiama Università dello sci. Una volta qui continuai le mie collaborazioni giornalistiche e quella con Il Giorno divenne la più importante e significativa sia per le collaborazioni che mandavo al giornale da un’atra in pieno sviluppo turistico, ma certo povera di giornalisti, sia per il sostegno informativo che potevo dare agli inviati del giornale da Milano."

Immagino che anche a Bormio abbia avuto occasione di incontrare e di fotografare personaggi illustri.
"Eccome no?Alla Pirovano ho incontrato, o rincontrato, come avvenne per Renato Rascel, moltissime personalità, ma l’elenco sarebbe lungo... I primi che mi vengono in mente sono gli scrittori Dino Buzzati e Carlo Castellaneta, la cantante Gigliola Cinquetti… Il più importante di tutti fu certamente il principe Karim Aga Kan che non voleva essere fotografato ma accettò che lo facessi io quando gli dissero che ero di origini sarde."

Come giornalista e reporter sempre in prima linea per i grandi eventi sportivi di Bormio
"Essere l’unico corrispondente in loco di un giornale nazionale come Il Giorno, in tempi pionieristici, senza fax e computer, sempre al telefono per annunciare e concordare i servizi, mi ha dato un bel daffare, ma anche tante soddisfazioni. Poi i tempi sono cambiati il dilagare della fotografia digitale."
29/09/2006 - 21:55
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