BRUNO CIAPPONI LANDI
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PUBBLICAZIONI E PRESENTAZIONI

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2016 - Pubblicazioni
 
La cuoca grosina Vittoria Pini nell'entourage di Casa Savoia, "Il graffito" n.1 - gennaio 2016, p.3, CIAPPONI LANDI Bruno, Biblioteca di Grosio, Villa di Tirano 2016, p. 4
 
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Antichi monumenti funebri [La tomba del fabbro] in , CIAPPONI LANDI Bruno, il Ponte, Giornale parrocchiale delle comunità di Delebio e Andalo Valtellino, Sondrio 2016, p. 81-83
 
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Antichi monumenti funebri [Il sarcofago del Medioevo] in "Delebio territorio e storia", dedicato alle Giornale FAI di Primavera 21-22 marzo 2016, CIAPPONI LANDI Bruno, il Ponte, Giornale parrocchiale delle comunità di Delebio e Andalo Valtellino, Sondrio 2016, p. 82-83
 
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Gli artisti nelle giornate FAI in "Delebio territorio e storia", dedicato alle Giornale FAI di Primavera 21-22 marzo 2016, CIAPPONI LANDI Bruno, il Ponte, Giornale parrocchiale delle comunità di Delebio e Andalo Valtellino, Sondrio 2016, p. 159
 
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"La partenza del crociato" il dono alla Valle [in morte di Umberto Eco] in “La provincia" 21.2.2016, p.22, CIAPPONI LANDI Bruno, La provincia, Como 2016, p.
 
   

Presentati nel giorno della memoria. Ebrei salvati in Aprica, un libro e un film, in "Il Tiranese", febbr. 2016, p.25, [CIAPPONI LANDI Bruno], Tipografia Menghini, Poschiavo, Svizzera 2016, p.
 
   

"La partenza del crociato". Il Prode Anselmo, la Vipa Teresa e quel dono alla valle, [in morte di Umberto Eco], in "La provincia" settim. 27.2.2016 p.25, CIAPPONI LANDI Bruno, fondatore del Museo Etnografico Tiranese, La provincia, Como 2016, p.
 
   
 
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I Pasquali di Bormio più antichi di Cristo, "L'Ordine", in "La provincia di Sondrio" 27 marzo 2016 p.11, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2016, p.

Tirano 25 aprile [2016]. Numero unico per la manifestazione provinciale del 71° anniversario della Liberazione, CIAPPONI LANDI Bruno e MESSA Fausta [a cura], Provincia di Sondrio - Comitato provinciale per la celebrazione dell'anniversario della Liberazione, Sondrio 2016, p. 4
 
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Ambiente e cultura nello sviluppo delle nostre valli, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2016, p. 163-169 (174)
 
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Il Museo Etnografico Tiranese in Annuario dei Maestri del Lavoro del Consolato Provinciale di Sondrio n.7- Anno 2016, CIAPPONI LANDI Bruno, fondatore e direttore del Museo, Consolato Provinciale di Sondrio dei Maestri del Lavoro, Sondrio, Bonazzi 2016, p. 26-30

C'era una volta la valle dei 7 deputarti in "L'Ordine" 4.9.2016 p.7, CIAPPONI LANDI Bruno, La provincia, Como 2016, p.
 
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Raccontino d’estate di Bruno Ciapponi Landi pubblicato con il titolo: "C’era una volta la valle dei 7 deputati" in “L‘ordine”, supplemento culturale de “La Provincia”, di domenica 4 settembre 2011 p. 7 C’era una volta una valle (anzi due e con varie convalli) i cui abitanti mandavano a Roma fino a sette parlamentari, benché il loro numero fosse pari a quello di un piccolo quartiere di Milano. Non era giusto, è vero, ma era il risultato, abnorme, di una legge che andava bene per il resto della nazione. Il loro territorio costituiva una provincia ed era assai vasto, molto più di altre ben più importanti provincie della regione. Era però in prevalenza formato da ghiacciai, da montagna improduttiva e da boschi. I centri maggiori erano concentrati nel piano, lungo il percorso dei due fiumi che le caratterizzavano, ma gli abitati erano disseminati a tutte le altitudini. Erano sorti un po’ ovunque ci fosse un pezzetto di piano da disboscare, dove convogliare l’acqua per una fontana, costruire una casa, una stalla, un fienile e poi, quando le case erano aumentate, una chiesa, un campanile, un cimitero E quel piccolo mondo viveva in una sua autonomia: la legna del bosco, la verdura dell’orto, la segale e il saraceno del campo, l’erba e il fieno per le bestie nella stalla, prevalente risorsa alimentare e non solo. Per secoli la vita era andata così, regolata da una sana amministrazione dei beni e degli interessi comuni, codificata in regolamenti e statuti confermati da tutti i vari dominatori che nel tempo si successero nel possesso delle valli. All’autonomia non giunsero mai, fatta salva una breve parentesi di nemmeno 20 anni seguiti ad una sanguinosa rivolta nei primi decenni del Seicento. Ci sarebbero arrivate, col tempo, se fossero rimaste unite alla libera repubblica a cui erano appartenute per quasi tre secoli e che nel 1805 Napoleone trasformò in un cantone svizzero. Fu l’ultima occasione per un’autonomia che sarebbe di certo arrivata. Si concretò invece allora uno dei rarissimi pronunciamenti unitari dei Comuni di entrambe le valli che, unanimi, decisero di aderire alla Repubblica Cisalpina unendo da allora le loro sorti a quelle di una delle maggiori regioni italiane. Nel XVII Secolo erano state contese fra le grandi potenze dell’epoca in quanto facili vie di transito per gli eserciti interessati a raggiungere la pianura una volta superate le Alpi. Facili allora, ma non certo dopo lo sviluppo delle comunicazioni che caratterizzarono i secoli successivi, poiché la conformazione geologica del territorio rivelò tutti i suoi limiti costringendo strada e ferrovia a fare i conti con le due alte catene di montagne, pressoché ininterrotte, che racchiudono l’intera provincia. Il percorso obbligato verso la pianura era il fondovalle, parallelo a quello dei due fiumi e doveva poi proseguire costeggiando il lago che essi formano al loro incontro. Per gli abitanti dei centri più lontani raggiungere la pianura richiedeva più di tre ore. Una penalizzazione che rendeva diversi gli abitanti della provincia dagli altri lombardi, aggravato per giunta dai passi avanti compiuti dal resto della regione. Dalla fine dell’Ottocento turismo e alpinismo erano divenute in crescendo voci significative dell’economia fino ad allora legata pressoché soltanto all’agricoltura. La più significativa del commercio era da secoli la produzione del vino, nella cui confezione i produttori erano diventati piuttosto abili e continuò ad esserlo anche quando la voce più importante divenne il Terziario e le prospettive di sviluppo furiono individuate nel turismo culturale. In ambito istituzionale c’era stata una importante novità con l’istituzione delle regioni a statuto ordinario. Era giunta anche l’Unione Europea, ma era troppo lontana e burocratica per sentirne vantaggi o aspetti negativi. La Regione c’era da quasi cinque lustri, ma era difficile dire come le cose sarebbe andate se non ci fosse stata, anche perché nel passato, le valli avevano mandato a Roma persone di prim’ordine, non di rado chiamate al governo e che non avevano mancato di ottenere benefici (leciti) per le loro valli. In particolare avevano ottenuto una legge che riconosceva una percentuale sugli utili dell’energia elettrica prodotta nelle numerose centrali alimentate dall’acqua dei grandi bacini della provincia. Era un atto di giustizia che compensava la valle dello sfruttamento dell’unica sua ricchezza (escludendo i sassi) a vantaggio della comunità nazionale. Innegabili poi i progressi del dopoguerra in ambito sociale innescati dalla prassi democratica diffusa in tutti i paesi attraverso i partiti, sedi decisionali, ma anche di elaborazione, di dibattito e di partecipazione popolare. Certamente non mancavano i difetti, ma non più di quanto ne abbia ciascuno di noi. Quando il sistema dei partiti entrò in crisi in campo nazionale travolto dagli scandali, si dissolse anche nelle nostre due valli, che smisero di esprimersi elaborando le decisioni a livello popolare, a tutto vantaggio del potere dei loro appresentanti, rimasto per giunta senza il controllo che i partiti assicuravano. Come non bastasse la riforma delle autonomie locali, che accentrava il potere nei sindaci e nelle loro maggioranze, completava l’annullamento degli spazi di partecipazione e prospettava l’abolizione delle provincie. A questa ipotesi i sindaci, guidati dal presidente della provincia, si opposero decisamente, non senza un po’ di seguito popolare, e diedero luogo ad una assemblea, ma tutto ricadde presto nel solito letargo partecipativo che continuò inesorabilmente anche quando alle due valli giunse uno storico riconoscimento dal Parlamento nazionale che, pur perseguendo l’abolizione delle provincie, ne salvò tre perché interamente montane e fra esse quella composta dalla nostre due valli. Checché ne dicano i detrattori non era cosa da poco, ma incredibilmente l’argomento, in luogo di animare dibattiti, produrre progetti, quanto meno suscitare interesse nei cittadini, venne pressoché ignorato. Come avrete capito è la nostra storia quella esposta in questo raccontino d’estate che nasce dalla costatazione dell’inerzia politica e del disinteresse per i nostri destini pericolosamente lasciati alle scelte dei soli addetti ai lavori. Ovviamente non tutto è rimasto fermo, il presidente della Regione, d’intesa con il presidente della Provincia, ha fatto passi concreti ed ha istituito una commissione paritetica regione-provincia per la trattazione delle questione che riguardano le due valli, ma l’inerzia della gente, delle categorie economiche e sociali in un momento di grande potenzialità per il nostro futuro appare ingiustificabile. L’autonomia (o quanto di essa sarà possibile ottenere) avrà tanto più senso ed efficacia se disporrà di risorse con cui compensare le differenze che ci penalizzano rispetto agli altri lombardi ed esse, come noto, possono giungere solo dal rinnovo delle concessioni idroelettriche (ed è facile pensare che tali risorse facciano gola anche allo Stato e alla stessa Regione). Mi chiedo quali strumenti di pressione avranno i nostri rappresentanti quando non otterranno ciò che chiederanno a nostro nome, se non avranno la possibilità di contare sulla popolazione interessata che organizzata, ordinata e compatta, convinta della giustezza delle proprie richieste, sia pronta a battersi con loro per ottenere quanto ritengono un sacrosanto diritto? Pochi quanti siamo e per giunta disinteressati non saremo certo loro di aiuto, mentre convinti e uniti potremo convincere anche gli altri. Se non sarà così sarà facile gettarci un osso e, quel che è peggio, farci magari contenti di averlo avuto. Bruno Ciapponi Landi
 

Valerio Righini, una mostra senza ... "Confini" in "il Tiranese senza confini" n. 7- Settembre 2016 p.17, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2016, p.
 
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11 settembre 1620. Il macello di Tirano scontro fra cristiani, in L'Ordine /La provincia di Sondrio 11.9.2016, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2016, p.
 
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La lettera. "Garanzie per la Valle dai nostri senatori" in "La provincia" 14.9.2016 p.14, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2016, p.
 
   

L'identità e il territorio in "Ivan Fassin: una vita per la cultura e il territorio" a cura di B. Abbiati e L. Pentimone, CIAPPONI LANDI Bruno, SEV Società Economica Valtellinese - CISL Sondrio, Sondrio 2016, p. 239
 
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Una sconosciuta immagine della facciata del santuario della Beata Vergine di Tirano, CIAPPONI LANDI Bruno, Diocesi di Como, Santuario della Madonna di Tirano, Tirano 2016, p.
 
   
 
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Tirano, la lettera aperta del direttore Bruno Ciapponi Landi agli studenti operatori culturali, "Il Giorno" 23.11.2016, CIAPPONI LANDI Bruno, , 2016, p.
 
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2016 - Presentazioni
 
Percorsi didattici e culturali in "Delebio territorio e storia", dedicato alle Giornale FAI di Primavera 21-22 marzo 2016, CIAPPONI LANDI Bruno, Capo Delegazione del FAI di Sondrio, il Ponte, Giornale parrocchiale delle comunità di Delebio e Andalo Valtellino, 2016, p. 9
 
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Presentazione a due mani alla raccolta "Un po' di me" di Rita Trinca, CIAPPONI LANDI Bruno e LUZZI Giorgio, Associazione Amatia, Mazzo di Valtellina, Tirano 2016, p. 2 (183)
 
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